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La vicenda di un disabile

"Fuori dalla Costituzione da 36 anni"

 

 

Fuori dalla Costituzione da 36 anni

di Alessandro Arrigoni

 

Pievescola (SI), 10 giugno 1971

 

«I fatti: nel 1971, cinque giorni dopo la nascita avvenuta il 9 giugno all’Ospedale Civile di Lecco, Alessandro Arrigoni subisce una trasfusione di sangue - che gli viene fatta per rimediare i possibili danni derivanti da un ittero neonatale, a sua volta causato da incompatibilità di gruppo sanguigno tra i genitori. Durante l’intervento l’operatrice sanitaria «rompe la vena ombelicale» - nonostante abbia avvertito una «modica resistenza», causando una forte trombosi con emorragia interna che danneggia irrimediabilmente tutto l’arto inferiore destro, che risulta come bruciato.

I primi dieci anni di vita li passa fra ospedali italiani e tedeschi, subendo 18 interventi di chirurgia plastica e ossea nei primi cinque anni in Italia.

A undici anni, con l'aiuto dei genitori, duramente provati dalle esperienze ospedaliere, tenta di costruirsi una vita il più normale possibile: termina la scuola dell’obbligo, si diploma in ragioneria, poi si trasferisce a Siena, dove consegue la laurea in filosofia (1997) e il dottorato in antropologia culturale (2006).

Nei primi anni ‘70 un'istruttoria penale manda assolti – seppur con formula dubitativa – tutti i medici coinvolti; diversi avvocati quindi sconsigliano ai genitori di fare causa civile. Giunto a Siena, Arrigoni si interessa – coadiuvato dallo Studio Legale Goracci – della questione legale inerente il suo caso, per scoprire che la prescrizione del reato per il minore gli impedisce, una volta diventato maggiorenne, qualsiasi ricorso in Tribunale. In altre parole in Italia (non così in altri Paesi come la Francia, per esempio), se subisci una violenza o un crimine come minore, se i tuoi genitori per qualsiasi ragione non cercano di ottenere un risarcimento, tu che hai subìto il danno per la Legge semplicemente scompari.

Nel 1997 – con l’aiuto dello Studio Legale Buratti di Roma – Arrigoni tenta per la prima volta di rivolgersi al Capo dello Stato (Scalfaro) senza ottenere alcun risultato. Nel 2000 e nel 2002 si appella a Carlo Azeglio Ciampi – sempre senza ottenere risposta. Nel 2003 cerca di consegnare un appello personalmente a Ciampi in visita a Siena – ma riesce solo a consegnare la busta agli uomini della sicurezza. Dopo qualche settimana giunge una lettera del Gabinetto del Presidente, che lo informa di aver interessato del caso l’allora Guardasigilli Roberto Castelli, dal quale arriva solo un assordante silenzio.

Le vicende di Arrigoni di fatto lo pongono completamente fuori della tutela della Costituzione della Repubblica italiana, da quegli articoli che dovrebbero garantire il diritto all’integrità fisica e alla salute (Art. 32), la rimozione di tutti gli ostacoli che limitano l’uguaglianza e la libertà dei cittadini (Art. 3), per non parlare dell’articolo che afferma che tutti i cittadini devono poter agire legalmente per la tutela dei propri diritti (Art. 24) e di quello che stabilisce che lo Stato è corresponsabile civilmente nella violazione dei diritti delle persone compiuti dai suoi funzionari (Art. 28).

Al danno si aggiunge la beffa: come altre migliaia di disabili italiani, Arrigoni riceve un assegno mensile di 252 E al mese. Di assunzioni regolari non si parla e, se dichiara più di 4080 E all’anno di reddito, tale assegno gli viene sottratto. Una vergogna tutta italiana che nessuna parte politica sembra anche solo minimamente prendere in considerazione: gli emolumenti a beneficio dei disabili italiani sono praticamente invariati dagli anni '80.       

Terminato il dottorato di ricerca, con lavori a progetto che non sono sufficienti nemmeno per la sua personale sussistenza, Arrigoni sta decidendo di intraprendere una battaglia civile che non può più essere rimandata.

Per questo motivo, quando, lunedì prossimo ( *  ), il Presidente Napolitano sarà al Rettorato dell’Università di Siena per incontrare gli studenti – per parlare dell’Europa unita (sarebbe il caso di unirla anche per i diritti delle persone disabili) – tenterà – in maniera pacifica e nonviolenta – di consegnare una busta con i documenti relativi al suo caso di vittima ospedaliera, sperando che Giorgio Napolitano voglia interrompere questa assurda sequela di silenzi e dare una risposta concreta alla famiglia Arrigoni, che vive ignorata dallo questo Stato da 36 anni.

Dal momento che Arrigoni non può nemmeno rivolgersi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo – in quanto per poterlo fare bisogna aver passato i gradi di giudizio nel Paese di origine – sarà costretto a intraprendere diverse iniziative eclatanti, per portare il suo caso all’attenzione dell’opinione pubblica e della classe politica: dalla richiesta di asilo politico ad altre nazioni – egli infatti si sente perseguitato dallo Stato italiano e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo concorderebbe in proposito – allo sciopero della fame. Nel rispetto della legge e naturalmente con totale impegno nonviolento.

Alessandro Arrigoni ha la consapevolezza – e la capacità formativa e culturale – di battersi non solo per i suoi diritti ma per quelli di tutte le persone disabili che sono trattate in maniera inaccettabile in questo Paese, dove tutto ricade sulle spalle delle famiglie o delle istituzioni caritatevoli. Chi ha la riduzione della capacità lavorativa – per esempio – dell’85%, abbia a percepire l’85% di uno stipendio medio, il resto è soltanto elemosina, indegna di uno Stato che vuol stare in Europa. I diversabili hanno bisogno di aiuti economici indipendenti dal reddito percepito (per coloro che non sono benestanti, ovviamente), di abbattimento delle barriere architettoniche, di pari opportunità reali nel mondo del lavoro, di poter acquistare una casa senza che questo disintegri il loro livello di sussistenza, di rapporti di lavoro stabili in luogo di lavori a progetto, lavori a tempo determinato e concorsi-truffa. In realtà queste cose dovrebbero essere – sempre come affermano la nostra Costituzione e la Carta dei Diritti dell’Uomo – diritto di tutti i cittadini italiani e di tutti gli esseri umani. Ma evidentemente la classe politica italiana da un trentennio a questa parte se ne è dimenticata, come si è dimenticata delle persone disabili, che sono quasi completamente assenti dal mondo delle istituzioni come della politica più in generale.»

 

Dott. Alessandro Arrigoni

Via Provinciale 51

53031 Pievescola (SIENA)

Tel e fax 0577960280

Email alexarrigoni@inwind.it

 

 

 

(*) 11 giugno 2007  >

 

 

 

 

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