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COMUNICAZIONI DI MASSA

> Televisione e dintorni

 

Immagine - sezione "COMUNICAZIONI DI MASSA", Comunicarecome.it.
Collezione privata. Vietata la riproduzione anche parziale.

 

Televisione e dintorni

 

 

Immagine - Rif. Premio L'ANELLO DEBOLE - Radio, Tv, Cinema contro l'esclusione sociale  /  Capodarco Corto Film Festival  /  www.premioanellodebole.it

Premio L'ANELLO DEBOLE - 2010

 

Capodarco Corto Film Festival

Radio, Tv, Cinema contro l'esclusione sociale

www.premioanellodebole.it

 

I)

 

VI Edizione - 2010

Categorie in concorso:

-          radio;

-          tv;     <<<  <<<

-          corti della realtà;

-          corti di fiction;

-          i “cortissimi” (video da cellulare)

 

Termine per la consegna delle opere: 2 agosto 2010  /  Premiazione: 7 novembre 2010, Comunità di Capodarco di Fermo, durante il Capodarco Corto Film Festival

 

Giuria:

-          Giancarlo Santalmassi

-          Vinicio Albanesi

-          Pino Corrias

-          Daniela De Robert

-          Andrea Pellizzari

-          Daniele Segre

Bando 2010:

www.premioanellodebole.it

 

SEGRETERIA ORGANIZZATIVA

Tel. 0734 681001 - 333 6519709

Fax: 0734 681015

info@premioanellodebole.it

www.premioanellodebole.it

 

Con il contributo di:

Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo

Regione Marche

 

Con il patrocinio di:

 Provincia di Fermo - Comune di Fermo

 

 

II)

 

L'ANELLO DEBOLE - 2010

 

 

VIDEO del VINCITORE SEZIONE TV:

 

http://www.redattoresociale.it/Video.aspx?id=328105&p=0

 

 

 

 

 

TELEVISIONE vs CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE A TUTELA DEI MINORI  //  Violazioni in forte aumento, anno 2010

Dai dati emersi dal Rapporto del Comitato media e minori presentato a Roma il 15 marzo 2010, emerso un forte aumento di violazioni al Codice che interessano in particolare la trasmissione di programmi su tematiche di violenze, sesso, vicende di omicidi in famiglia (programmi  trasmessi anche al pomeriggio e in fasce orarie protette).

Per gli Approfondimenti si segnala l'articolo di Antonio Mirabile, a pg. 36 di New Tabloid n. 2 Marzo-Aprile 2011, dal titolo: I PREOCCUPANTI DATI EMERSI DAL RAPPORTO DEL COMITATO MEDIA E MINORI - «TV, una cattiva maestra nel salotto di casa»   < ==

 

«Le violazioni al Codice di autoregolamentazione che tutela i minori, sottoscritto nel 2002 dalle principali emittenti televisive, nel 2010 sono aumentate del 60% rispetto all’anno precedente e addirittura del 150 rispetto al 2008

 

«La metà delle violazioni accertate dal Comitato riguardano film e telefilm. In questo settore le risoluzioni sono state 35 (30 film, 5 fiction), il triplo di quelle del 2009. (..)

Dopo film e telefilm, il maggior numero di violazioni riscontrate dal Comitato si sono registrate nei programmi di intrattenimento, nei quali le notizie di attualità e cronaca diventano occasione di talk show e spettacolo

 

[ Antonio Mirabile, New Tabloid n. 2 Marzo-Aprile 2011, pg. 36 ]  (*)  (**)

 

(*)   Tabloid 2 / 2011  -  sul web all'indirizzo: http://www.odg.mi.it/files/newtabloid-2-2011.pdf    <<<  Leggi tutto

(**)  New Tabloid - Periodico ufficiale del Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia

 

 

 

 

Calo audience TELEGIORNALI serali nazionali

Dati 2010 //  44esimo Rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese, anno 2010 >

Dal confronto dei dati di ascolto tra settembre 2009 e giugno 2010, emerso per i Telegiornali serali nazionali un calo di audience complessivo superiore a 3 milioni di utenti

 

** Interessante il raffronto con la fruizione dell'informazione via web, laddove nello stesso periodo sono stati registrati aumenti significativi per alcuni quotidiani web (quasi il 24% di aumento per ‘il Messaggero') e per altri quotidiani-web una percentuale di lettori compresa tra il 15% e il 20% circa.  **

 

Post == Link utili:

http://qn.quotidiano.net/cronaca/2010/12/03/423935-censis_calano_spettatori.shtml

 

 

 

 

+2%: aumento degli utenti del mezzo di comunicazione TELEVISIONE  /  quota 97,8% della popolazione

Dato dell’8° Rapporto Censis sulla comunicazione sul monitoraggio dell'evoluzione dei consumi mediatici, misurati nell'arco di un decennio.

 

8° Rapporto Censis sulla comunicazione: presentato il 19 Novembre 2009

::

Dossier "8° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione":

http://newsletter.palazzochigi.it/statistics/trampolino/O4OG2STGMMC8ZARP5CX3,D6JILL61H1IYPAAQXJXI,5932

 

 

 

 

13/10/2006

«Cassazione: dibattito politico in TV ha raggiunto livelli inaccettabili»

su: http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_3671.asp

 

 

 

 

REGOLAMENTO SULL'IMPIEGO DI MINORI DI 14 ANNI IN PROGRAMMI TELEVISIVI

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 141 del 20 Giugno 2006 il decreto 27 aprile 2006 n. 218 sul "Regolamento recante la disciplina dell'impiego di minori di anni quattordici in programmi radiotelevisivi".

Tra i punti-chiave del regolamento a favore di detti soggetti: - la salvaguardia della dignità personale, dell'integrità psicofisica e della privacy; - il divieto di far assumere tabacco, bevande alcoliche e altre sostanze nocive; - il divieto di coinvolgimento in argomenti o immagini di contenuto volgare, licenzioso o violento.

Dossier del regolamento su:

http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/regolamento_minori_tv/index.html

 

 

 

 

 

Per Riflettere

«Pakistan: bimbo imita Saddam e s'impicca»

su: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/01_Gennaio/01/pakistano.shtml

 

 

 

 

Progetto SALES - UN SERVIZIO PER LE PERSONE CON I PROBLEMI DI UDITO  >>>

Primo seminario internazionale, presso Università di Bologna sita a Forlì, 17 Novembre 2006

Tema:

l'attuale situazione a carico delle persone sordomute italiane in ambito comunicativo

Alcuni dei Punti-chiave:

=tecnica di sottotitolazione in diretta; =rispeakeraggio; =riconoscimento del parlato;

=programma VOICE; =Voice Meeting; =Voice Subtitle;

=sottotitolazione differita; =sottotitolazione semidiretta; =sottotitolazione diretta;

=Televideo RAI; =DECODIFICATORE VOCALE;

=linee guida; =SPEAK PAD; =Applicazione FAB per la sottotitolazione;

=STENO-MASK; =sottotitolazione per il telegiornale; =sottotitolazione intralinguistica e interlinguistica;

=IMS LIVE SUBTITLING; =trascrizione;

=STENOTIPIA; =SISTEMA MICHELA; =sopratitolazione; =monologo segnato

APPROFONDIMENTO >>>

 

 

 

 

Spot pubblicitari televisivi a volumi troppo alti rispetto alla normale programmazione.

È quanto confermato da una recente indagine svolta nel 2006 dall’Isco, l’Istituto superiore delle comunicazioni, su mandato del Ministro delle Comunicazioni Gentiloni. L’indagine, che ha preso in esame la programmazione del mese di giugno 2006 di alcuni canali televisivi pubblici e privati, e che è stata effettuata sia tramite metodologie scientifiche sia tramite misurazioni legate alla percezione dei telespettatori, ha messo in risalto che:

- oltre l’80% degli spot ha un volume più alto di quella della programmazione ordinaria (in media più alto del 51%);

- l’innalzamento del volume degli spot pubblicitari viene percepito da ben il 57% dei telespettatori.

L’irregolarità di questo genere di spot - spot pubblicitari che, appunto, improvvisamente “alzano la voce”, ossia che vengono trasmessi a un volume significativamente più alto rispetto alla programmazione ordinaria nella quale sono inseriti - è stabilita anche da una recente delibera di modifica del Regolamento in materia di pubblicità televisiva e televendite, approvata il 12.7.2006 dall’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni.

 

 

 

 

«CULTURA MODERNA» E IL “FENOMENO” MAMMUCCARI.           - di Marina Palmieri -

Immagine - Collezione privata. Vietata la riproduzione anche parziale.
- Comunicarecome.it -Che Teo Mammuccari sia un “fenomeno” televisivo è difficile contestarlo. O meglio, lo si può contestare sulla base di personalissime scale di simpatia e di soggettive preferenze estetiche. Piacciano o meno i programmi condotti da Mammuccari, costui riesce comunque a confermarsi vero e proprio “animale televisivo” dei nostri tempi: professionale anche in quei modi, quei tempi e quelle battute che, da più parti, vorrebbero attribuirsi a un non meglio identificato filone “trash”, inappuntabile anche nelle maniere e manie apparentemente più “sbrindellate”, e, soprattutto, abile al punto giusto nel riuscire a coordinare situazioni e personaggi (in particolare gli ospiti-concorrenti delle sue trasmissioni) che, senza di lui, senza la sua sorniona capacità di regista a tutto campo, in molti casi riuscirebbe difficile contestualizzare.

La prova provata delle sue capacità professionali ci è data proprio da un programma quale “Cultura Moderna”: un programma attaccato qua e là per (questa la motivazione principale degli attacchi) la scarsa coerenza dei contenuti rispetto alla impegnativa programmaticità del titolo della trasmissione, ma anche per la disinvoltura con la quale l’importanza di quel titolo “Cultura Moderna” viene a bella posta smentita (ridicolizzata, minimizzata? o verosimilmente prestata a un significato diverso?) da ciò che il programma, di fatto, presenta: con i suoi concorrenti che, talvolta, di culturale riescono a proporre una recita-lampo di qualche brano poetico, o un saggio di contorsioni o posizioni yoga o, ancora, qualche aria melodrammatica. In molti altri casi i concorrenti si propongono e si esibiscono in quel “po’ di tutto e di più” che, ora sotto forma di piccoli giochi di prestigio, ora sotto forma di balletti latino-americani o di danze del ventre, ora in accenni di comicità affidati a barzellette, e via dicendo, rappresenta in realtà un campionario abbastanza fedele dei modi con i quali una larga maggioranza della popolazione italiana contemporanea cerca di affrontare e, a modo suo, di sfidare la grigia quotidianità. Un popolo “di massa”, dunque, e un modo di divertirsi in stile, ebbene sì, “nazional-popolare”: e la televisione, regina incontrastata dei mezzi di comunicazione di massa - di massa, appunto, non di élite - può assumersi il compito (e, aggiungerei, assumerselo anche a buon diritto) di ospitare anche questa parte d’Italia che vive, esiste e compone la popolazione del nostro Paese. A valorizzarla, e farne risaltare ora virtù e ora vizi, a metterne in luce con garbo le effettive capacità e, di volta in volta, a commentarne con ironia gli sforzi meno riusciti, c’è appunto quel fenomeno di Teo Mammuccari: personaggio egli stesso fra coloro che, almeno una volta, personaggio vorrebbero esserlo anche per un solo minuto nella loro vita, soggetto perspicace e intelligente (oltre che professionista poliedrico in fatto di tenuta sul palcoscenico - giova qui ricordarne anche le ottime capacità canore - e ovviamente anche in fatto di mantenimento di alti livelli di audience) che ha capito benissimo come veicolare televisivamente quell’anima popolare che, piaccia o no ai più fini di palato, esiste, respira, si muove, sogna, si affatica e resiste efficacemente sulla strada della vita reale: col suo bagaglio di desideri che non fanno male a nessuno, con i suoi slang, i suoi ritornelli, le sue gestualità più usate (dagli “Ah bellooo” alle paccate sulle spalle) che, per quanto coloriti o arditi, non hanno la minima voglia di competere con i modi, i gesti e i tic che serpeggiano nei salotti della “cultura alta” e comunque negli ambienti che contano delle città-bene. Un’anima popolare che non si vergogna del suo modo di divertirsi, di ridere e di sorridere e che sa benissimo che dopo il suo piccolo trionfo televisivo di pochi istanti tornerà, come sempre, alla sua vita e ai suoi affaccendamenti quotidiani. E Teo Mammuccari, appunto, sa come valorizzarla quest’anima popolare, sa persino come proteggerla dalla sin troppo facile sufficienza di quanti in quell’anima popolare non si ritrovano, di quanti, effettivamente o meno, non le appartengono o credono di non appartenervi minimamente: e lo sa fare proprio in virtù di un’innata conoscenza del tappeto “umorale” di mondi e di ambienti diversi, certo affinata con tutti gli strumenti che sono propri di una professionalità di tipo mediatico.

C’è poi la questione del presunto “trash”, termine che secondo alcuni dovrebbe servire a pennello per definire tanto il personaggio Mammuccari tanto la trasmissione “Cultura Moderna”: ebbene, se il paragone è quello con le tante-troppe trasmissioni infarcite di insulti e, spesso, parolacce, di tanti volti madidi di sudore per l’ira malamente trattenuta, di grida e gesti scomposti anche ad arte nella rappresentazione del cattivo gusto ..ebbene, se il paragone che il termine trash vorrebbe richiamare è tutto questo, va allora sottolineato, tanto per Mammuccari quanto per la “sua” Cultura Moderna (firmata Ricci), che di propriamente trash non c’è nemmeno l’ombra: nessun via libera per parolacce o simili e, anzi, – come non sarà certo sfuggito ai telespettatori più attenti - qualsiasi volgarità o decisa caduta di stile viene caso mai subito fatta morire sul nascere da sottili controbattute di Mammuccari stesso, o anche solo da una di quelle sue occhiate che, senza bisogno d'altro, sanno come “rimettere in riga” qualche frase un po’ troppo avventata. Quanto a certe vanità ma soprattutto volgarità del tipo “seni e di-dietro a tutta mostra” che abbondano nelle tante-troppe trasmissioni di varietà, con tanto di compiacimento dei conduttori di turno, anche in questo caso occorre fare un distinguo per la trasmissione di Ricci-Mammuccari: non che la valletta di “Cultura Moderna” sia in abiti propriamente castigati, ma il suo fare volutamente autoironico (autorinoico sulle sue stesse forme e movenze) abbinato, anche qui, allo smorzamento in funzione anti-lascivia prodotto ad arte da certe caustiche battute di Mammuccari, tutto questo sposta decisamente il programma su un versante ben delimitato: quello dell’intrattenimento che sa il valore del giusto “dosaggio” dei segni, il valore dell’intrattenimento che, per essere tale, non ha bisogno di affidarsi a certe facili provocazioni. Vale, sul punto, anche il caso di soffermarsi sulla diversità di figura femminile prescelta, sempre come valletta, per “Cultura moderna”, rispetto alla figura-femminile "tipo” che ormai non manca - e non solo in veste di valletta ma, spesso, anche in veste di conduttrice - addirittura in tante di quelle trasmissioni che vorrebbero dirsi più esclusive (persino del tipo “Gran Gala”, per intenderci): nel primo caso (quello di Cultura Moderna) abbiamo una ragazza bella e graziosa quanto si vuole ma perfettamente longilinea, molto snella e (guardando bene, al di là di certi effetti visivi determinati dai “sostegni” dei costumi indossati) sostanzialmente contenuta in quanto a forme del corpo; nel secondo caso, e di frequente anche in varietà di prima o seconda serata (le fasce destinate al cosiddetto “grande pubblico”, con tanto di bambini, mamme e papà, nonne e via dicendo), abbiamo a che fare con figure femminili decisamente e volutamente strabordanti in fatto di ammiccamento erotico, per essere più espliciti con vallette, conduttrici e quant’altro il cui davanti è sfrontatamente esibito all’interno di bassi corpetti di scena di una-due taglie in meno di quella che, in realtà, il loro contenuto reclamerebbe, le cui labbra, ancora, siliconate a mo’ di salsicciotti, stanno lì a richiamare a chiunque (sempre in prima-seconda serata, con famigliole di bambini, mamme, papà, nonne e via dicendo) la promessa di chissà quale turgore allo stato massimo.. ah, senza dimenticare la solita strettissima fasciatura del didietro che ormai, anche nelle più formose e nelle più attempate, sembra essere diventato un “must”. E questo, in fondo, sarebbe poca cosa se non fosse sostenuto (come di fatto viene sostenuto) da una sapiente gestualità e serie di ammiccamenti esponenzialmente erotizzanti, parte integrante e scientemente perfezionata nelle lunghe sedute di camerino occorse per le prove e riprove del programma. Non un velo di ironia, insomma, quell’ironia che invece è ben presente e ben dichiarata in un programma come “Cultura Moderna” (ma anche negli altri programmi firmati dallo stesso autore).

Last but non least, tornando al personaggio Mammuccari, il tono tra l’offeso e lo scandalizzato di qualcuno per la definizione di “pasoliniano” con la quale da più parti sarebbe stato definito il presentatore di “Cultura Moderna”. Fermo restando che ogni definizione lascia il tempo che trova, specie quando i tempi (culturali, sociali, storici, di costume) dai quali e nei quali è scaturita una tale o talaltra definizione sono cambiati, francamente non riesco a scandalizzarmi per questa definizione di “pasoliniano”, o perlomeno “post-pasoliniano”, attribuita a Teo Mammuccari. Intelligente, perspicace, attento, svelto, popolare quanto si vuole ma anche un “capogruppo” nato, disinvolto sì nella “parlata” e nel contempo, per una rara dote innata, capace di “trainare” a sé con una sola parola, con un accenno di pausa o anche con un mezzo sguardo, non è poi così lontano da certi personaggi usciti dalla penna di Pasolini, personaggi che - è bene ricordarlo - non sono tutti uguali o comunque tutti assimilabili alla figura del Ninetto più famoso, quello che ha dato voce e corpo a personaggi di ragazzetti di strada tutti “candore e svagatezza”. No, nelle opere di Pasolini c’erano (ci sono) anche personaggi che, nelle loro avventure e disavventure, sanno come, quando, con quali mezzi intervenire, personaggi che sono capi naturali del loro gruppo perché riuniscono in sé la cifra di atteggiamenti, filosofie del vivere e del pensare, umoralità e gestualità che sono propri, con le debite sfumature individuali, di tutti i componenti del loro gruppo di riferimento, della parte di gente e di popolo che rappresentano. Per chi non ci credesse, o semplicemente per chi non ricordasse che nelle opere di Pasolini rientrano personaggi del tipo appena descritto, potrebbe essere utile la lettura (o rilettura) di “Una vita violenta” e “Ragazzi di vita”. E in ogni caso, se quel “pasoliniano” continuasse a sembrare di troppo, forse sarà utile riflettere sul fatto che, perdurante la lunga e svariata serie di “ismi” ed “esimi” che si continua ad accettare, e a concedere, con il beneficio di tutte le varianti legate ai cambiamenti dei tempi, una rivisitazione in chiave post-moderna dell’eredità lasciata dalle opere di Pasolini non sarebbe tempo sprecato: servirebbe magari a capire meglio se certi programmi televisivi di questi anni siano o no ascrivibili al filone del pasolinismo e se certi atteggiamenti e modi di rappresentarsi abbiano qualcosa a che fare con un nuovo corso di pasolinianesimo. Probabilmente emergerebbero alcuni elementi anche sociologicamente interessanti, specialmente in merito alle conseguenze di quella “omologazione” che fu uno dei temi anticipati e maggiormente trattati da Pasolini: utile sarebbe allora poter interpretare quelle reazioni, quei sommovimenti, quegli scatti di riconoscimento dell’identità personale, che si sono prodotti allorché la stessa omologazione ha cominciato a raggiungere la sua soglia di saturazione, e, in questa direzione, proprio il desiderio oggi sempre più manifestato dalla “gente comune” di partecipare a trasmissioni come “Cultura Moderna” potrebbe offrire degli ottimi spunti di riflessioni, anche per capire se l’omologazione abbia in queste e simili reazioni della gente una semplice valvola di sfogo oppure dei segnali importanti di riequilibrio, di nuovi assestamenti.

Interpretazioni sociologiche a parte che, come in ogni scienza, anche sociale, che si rispetti vengono affidate a metodologie e strumenti di rilevazioni scientifici e sortiscono dunque esiti neutrali e pressoché incontrovertibili, più complessa è la questione di quali valutazioni e indicazioni sarebbe lecito attendersi allorché il successo di grande pubblico ottenuto da trasmissioni come quella qui in argomento diventasse oggetto di seria indagine culturale, per capire davvero in che maniera si stia modificando - nella fruizione effettiva, nella percezione personale, nei punti di forza e di debolezza, ma anche nei suoi “surrogati” più recenti - ciò che comunemente s’intende per Cultura. Più complessa, questa operazione, non soltanto perché la cultura è materia che s’intreccia intimamente con aspetti legati alla sensibilità estetica (e, in questo campo, ciascuno ha le sue predilezioni), ma anche perché richiederebbe la disponibilità di un Osservatorio degno di tale nome, formato da “esperti” al di sopra delle parti, che non siano diretta emanazione di ambienti intellettuali più o meno esclusivi, spesso con propri “mâitre à penser”.

Ampiamente percorribile, a mio parere, resta la strada di un serio approfondimento sul piano sociologico, e quindi non solo sul piano più specialistico della sociologia dei mezzi di comunicazione di massa, dove ovviamente anche i programmi di intrattenimento, perlomeno quelli di maggior successo, sono da sempre minuziosamente indagati e analizzati (anche per ragioni legate agli investimenti pubblicitari). Forse, proprio in virtù di una maggiore attenzione da parte delle scienze sociali in tale direzione, si otterrà (e meno moralisticamente di quanto si tende a fare finora) una più diffusa considerazione per la presenza di certi programmi popolari come fatto assolutamente legittimo: legittimo in una società di massa, che funziona anche grazie ai mezzi di comunicazione di massa, e che può benissimo ospitare anche un programma rivolto alla massa dei suoi utenti-telespettatori. Quella massa che, per definizione, non gode dei privilegi di rango culturale delle élites, e che tuttavia ha il diritto di muoversi, di interagire, di autorappresentarsi (fosse pure con qualche esibizione di pochi secondi) e di essere rappresentata dai personaggi che, proprio come nel caso di Mammuccari in “Cultura Moderna”, sanno più efficacemente sintonizzarsi col suo tipo di sensibilità. E anche il diritto di divertirsi, di prendersi sul serio o di mostrare tutta l’autoironia di cui è capace. Un’autoironia della quale, almeno in parte, si sente la mancanza in molti altri tipi di programmi.

Marina Palmieri

 

 

 

 

www.tvanimalista.info

 

TV ANIMALISTA - Reportage, interviste, documentari

 

 

 

 

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"LINEE GUIDA per la TUTELA DEGLI ANIMALI in TV"

Le "Linee Guida per la tutela degli animali in tv" sono indirizzate agli operatori della comunicazione sociale italiani ed elaborate dalla LAV (Lega AntiVivisezione), in collaborazione con il Segretariato Sociale della Rai.

Disponibili sul sito del Segretariato Sociale Rai e sul sito LAV:

= http://www.segretariatosociale.rai.it/codici/tutela_animali_LAV/lav.html

= www.infolav.org

 

 

 

 

Comunicazione Sociale

 

Il Mago Forest Testimonial Oipa contro i maltrattamenti sugli animali - Sul sito dell’Oipa, guarda il video trasmesso sulle reti Mediaset negli spazi di "Comunicazione sociale":

http://www.oipaitalia.com/testimonials/forest.htm

 

 

 

 

"INFORMAZIONE TELEVISIVA: SCENARIO DELLE NEWS-SPETTACOLO? NUOVI MODI DI OFFRIRE LA NOTIZIA PER CATTURARE GLI SPETTATORI."  >>>

Conferenza / Relatore: Marina Palmieri, sociologa e giornalista

14 Maggio 2003 - Circolo della Stampa di Milano

 

 

 

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